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Sport

“Nati per muoverci. Storia di Technogym da un garage alla Wellness economy”.

Buongiorno lettori, con questo articolo inauguro una nuova sezione del blog dedicata allo sport e agli sportivi. E per farlo ho scelto “Nati per muoverci”di Nerio Alessandri edito da Baldini e Castoldi.

Perchè proprio questo libro? Innanzitutto perché è uno di quelli che ultimamente mi ha appassionato di più, poi perché il mio interesse per lo sport è nato proprio sugli attrezzi Technogym e ultimo, ma non ultimo, per la filosofia di vita a cui ha dato vita quest’azienda: il Wellness (dalla fusione dei termini wellbeing e fitness) e che negli anni ho fatto mia.
Tutto inizia a Calisese, piccolo paesino della Romagna, dove il giovane Nerio perito tecnico e figlio di una modesta famiglia, inizia a frequentare una piccola palestra o meglio ” un’ex cantina adattata a palestra. L’ambiente è molto spartano e frequentato solo da culturisti, amanti di una pratica che io non conosco e che scopro proprio andando lì” “. Da quel momento in poi, la voglia di Nerio di fare nella vita qualcosa di grande, che lasci il segno, diviene irrefrenabile. E’ l’inverno ’82-’83 quando inizia a lavorare senza sosta nel garage di famiglia per realizzare nuovi attrezzi che siano belli da vedere ma soprattutto sicuri da utilizzare (e chiunque frequenti una palestra sa quanto questo risultato sia stato raggiunto!). Fotografa i primi prototipi e va in giro a mostrarli nelle poche palestre della Riviera Romagnola, si fa inviare riviste di fitness e body building dagli Stati Uniti, non esita a chiedere aiuto a chiunque possa aiutarlo a migliorare le sue idee e a far decollare il suo progetto…ed il suo progetto decollerà e lo porterà ad essere il fornitore ufficiale in ben sei Olimpiadi e a collaborare con tutti i più grandi sportivi degli ultimi trent’anni.

“Nati per muoverci” è appassionante come un romanzo e denso di contenuti come un saggio di marketing. Con un linguaggio semplice e scorrevole ( anche se talvolta un pò troppo paternalistico) racconta la storia di uomo che ha sempre creduto in sé stesso, nelle proprie capacità e nelle proprie intuizioni. Un visionario ( come Steve Jobs lo è stato per l’informatica)  che in poco più di trent’anni ha creato un impero in grado di competere con i colossi statunitensi del settore, ma che soprattutto ha dato vita al wellness, una vera e propria filosofia di vita. “ Il wellness non è una moda o una tendenza del momento, ma uno stile di vita che va spiegato e diffuso. (…) è un concetto più ampio di benessere che mira a stare bene grazie a regolare attività fisica, sana alimentazione e approccio mentale positivo.“. E’ stata questa rivoluzionaria intuizione ad avvicinare milioni di persone all’attività fisica, e ad aprire le palestre ad un pubblico eterogeneo.

“Nati per muoverci” è un libro che vale la pena leggere e che consiglio a tutti, non solo agli amanti del fitness.

 

Viaggi

“L’estate in cui accadde tutto”- Bill Bryson racconta l’America degli anni ’20

Volete fare un viaggio nel tempo, magari nell’America degli anni ’20? Allora salite a bordo dello Spirit of Saint Louise, sedete accanto a Charles Lindbergh e decollate per il volo che cambierà la storia. Il vostro Cicerone sarà Bill Bryson che in “L’estate in cui accadde tutto (Guanda Saggi)
vi farà rivivere gli avvenimenti che hanno segnato la storia degli Stati Uniti (e di riflesso quella del mondo intero) di quegli anni: la nascita del Fordismo e dei pagamenti rateali, l’avvento del proibizionismo e la crisi economica. Incontrerete la stella del baseball Babe Ruth, e stringerete la mano al Presidente Hoover. Insomma, sarà un’avventura indimenticabile.

Mi sono avvicinata a questo autore diversi anni fa, incuriosita dalla copertina di  “Breve storia della vita privata”.  Appena iniziai a leggerlo ne fui rapita; poi passai ai suoi racconti di viaggio che, secondo me, sono davvero fantastici ( ma di quelli scriverò un’altra volta perché meritano uno spazio a parte) ed ora sono qui a darvi delle ottime ragioni per leggere ” L’estate in cui accadde tutto”. Leggetelo perché, anche in questo libro ( come in tutti gli altri di Bryson) gli avvenimenti storici e i dati statistici prendono vita, divertono, si alternano in maniera naturale e leggera alle descrizioni ironiche di personaggi più o meno famosi. Perché se amate la storia Americana in queste pagine ne trovate uno spaccato allegro e vivido. Perché se siete curiosi Bill Bryson è l’autore che fa per voi!

Cibo e cucina

Un amore di cupcake

Quando il blocco dello scrittore ti prende c’è poco da fare: galleggi in una nebbia di apatia costellata da mille idee…”potrei scrivere questa cosa…ma non oggi”…e le giornate scorrono e tu fissi lo schermo bianco… Questo è quello che mi è successo nei mesi scorsi ( anche se non sono una scrittrice e lungi da me l’idea di paragonarmici!). Ma settembre è arrivato, con il suo carico di buoni propositi, e allora eccomi davanti allo schermo bianco a parlarvi di una delle mie letture estive.

Avevo voglia di una lettura leggera e romantica e, anche se non amo i romanzi rosa, (soprattutto quelli con la copertina verde Tiffany!) ho ceduto a Un amore di cupcake” di Donna Kauffman.

un amore di cupcake

 

“La trentenne Leilani Trusdale non ce la fa più: i ritmi frenetici, le pressioni costanti e il carattere burbero dello chef Baxter Dunne, che ormai preferisce i riflettori degli studi televisivi alla cucina, sono diventati insostenibili. Insomma, è giunto il momento di cambiare vita. Così, dopo oltre quattro anni di duro lavoro e poche soddisfazioni come executive chef del ristorante Gâteau di New York, Leilani decide di tornare nella piccola isola di Sugarberry, dove è nata e cresciuta, per realizzare il suo sogno: aprire una pasticceria, un luogo caldo e magico dove poter creare irresistibili cupcake da decorare nei modi più fantasiosi.  Quando però viene a sapere che Baxter ha intenzione di girare la prossima stagione del suo show proprio a Sugarberry, Leilani inizia ad agitarsi, a innervosirsi, a emozionarsi? perché, nonostante il risentimento che prova verso di lui, in fondo al cuore lei sa che lo scontroso ma affascinante chef è l’ingrediente «segreto» che le manca per essere felice. Proprio come la glassa su un cupcake?”

Che dire? La trama promette bene e le prime cento pagine circa scorrono veloci e divertenti. La protagonista suscita subito simpatia: carina, timida, affettuosa, una ragazza semplice che rincorre il suo sogno. Molto carine le descrizioni del suo laboratorio e delle immense teglie di cupcakes decorati. I personaggi che fanno da contorno alla sua vita sono un pò strampalati ma strappano sorrisi. Insomma, l’inizio non è male ( anche se mi sarei aspettata qualcosa di più), poi però….a Sugarberry arriva Baxter “Era insieme tenero e sensuale, aveva l’eleganza di Cary Grant e il fascino di Hugh Grant” e con questa descrizione il libro ha iniziato a rivelarsi per quello che è… una storiella melensa che fatica a stare in piedi, in cui le paranoie della protagonista, che vorrebbe iniziare una storia con Baxter ma che ha paura di soffrire, (e allora impasta chili di farina e decora decine di cupcakes per sublimare il suo desiderio) accompagnano il lettore fino alla fine del libro. Quasi duecento pagine che  si trascinano lente tra pianti, scenate isteriche, liti tra Baxter e Leilani e improbabili scene d’amore verso la fine. I personaggi secondari diventano sempre più improbabili e si creano situazioni che potrebbero essere comiche, se solo si capisse a che punto ridere. E dei cupacakes?! Nemmeno più l’ombra!

Ok, ok, forse ci sono andata un po’ pesante con il giudizio, ma sono qui per consigliarvi bei libri, libri che vi aprano una porta sul mondo e che lascino qualcosa nel lettore e questo decisamente non fa parte della categoria. E, beninteso, non perché sia un romanzo rosa, ma per la banalità della trama, per la prevedibilità del finale e per lo stile anonimo.

 

Altri generi

Suburbia Killer

Dopo “Casca il mondo, Casca la terra” avevo bisogno di una storia meno introspettiva, cosi ho consultato la mia infinita “wishlist” ed ho scelto Suburbia Killer dello scrittore statunitense  Harlan Coben. (Sono quindi passata dalle bellezze della “città eterna” ai sobborghi americani, ed è proprio questo il bello della lettura!).

E’ il primo libro di questo autore che leggo e mi ha molto affascinato il titolo che, non so perché, mi fa pensare ad un serial killer.

Suburbia Killer, inizia con una bella descrizione del protagonista Matt Hunter che, ai tempi del college, è rimasto coinvolto in una rissa in cui ha perso la vita un ragazzo. Matt, accusato di omicidio, ha scontato il suo debito con la giustizia e ora la sua vita e’ ricominciata accanto alla bella Olivia, incinta del loro primo figlio. Tutto sembra procedere bene finché Matt inizia a ricevere strani video messaggi, e una serie di indizi indica in lui l’autore di una serie di omicidi… La tensione inizia a salire e resta alta per tutto il libro.

La storia si snoda tra i sobborghi del New Jersey, dove il protagonista è nato e cresciuto, e l’estrema periferia di Las Vegas. La descrizione dei luoghi è breve ma ben fatta: con pochi dettagli l’autore ci trasporta nei quartieri popolari americani e poi ci catapulta in bui e sordidi locali tra spogliarelliste e buttafuori. Nel corso del libro i personaggi si moltiplicano e le loro storie si intrecciano ma, nienete paura, grazie ai numerosi flashback non correte il rischio di perdere il filo della storia!

Insomma Suburbia killer  e’ un bel giallo avvincente e ben scritto, unica nota stonata il finale: troppo melenso per un thriller. Comunque nel complesso una bella lettura, che mi ha fatto conoscere un autore che non avevo mai letto e di cui leggerò anche gli altri numerosi romanzi.

Se siete appassionati del genere potreste portarvelo sotto l’ombrellone!

 

 

 

Altri generi

Casca il mondo, casca la terra

 

 

Casca il mondo casca la terra

“Due sconosciute davanti a una vetrina di via Condotti. Basta uno sguardo perché un anno intero scorra nella mente di Vittoria. E come a un animale in pericolo, l’istinto le suggerisce un passo che solo una persona tenace come lei può osare. In un attimo ha deciso: la splendida donna che le sta accanto, Laura, anzi, Lalli, come la chiamava suo marito Alberto nei suoi teneri sms, deve diventarle amica.”

Leggendo la trama mi aspettavo una lotta tra due donne, scene di liti furibonde tra marito e moglie,  i pianti isterici di un’amante lasciata e la tristezza di un marito che ritorna dalla moglie, e invece… in questo romanzo Catena Fiorello ci regala uno spaccato dell’alta borghesia romana, in una Roma fatta di attici, colf, carriere sfolgoranti, chirurghi estetici, mogli cornificate e  tanto, tantissimo perbenismo. Ma la storia di Vittoria è anche, e soprattutto, una storia colma di tristezza, di delusioni, di insicurezze, di una vita familiare perduta ( o forse mai esistita) tra una cena di gala e una vacanza a Cortina.

Vittoria ha sempre avuto un unico scopo: emanciparsi dalla sua povera famiglia, lasciare la Puglia, vivere una vita piena di agi e ricchezze. E’ sempre stata tenace e ce l’ha fatta: ha sposato Alberto, principe del foro ed esponente di una famiglia di spicco della Roma-bene, hanno avuto due figli, un matrimonio felice, sono stati per anni i protagonisti indiscussi dell’alta società. Poi, un giorno, tutto cambia: Vittoria scopre il tradimento, vede il suo mondo perfetto messo in pericolo dalla scialba commessa Laura e decide di diventarle amica. Vuole capire dove, come e cosa ha sbagliato. Inizia cosi l’amicizia tra le due donne, un’amicizia che porta Vittoria a compiere un viaggio nell’Inferno dorato della propria esistenza. Giorno dopo giorno acquisisce la consapevolezza di aver vissuto una vita di facciata, ma soprattutto di avere solo interpretato il ruolo di madre e di non esserlo mai stata veramente.

Il personaggio principale è costruito in maniera impeccabile: inizialmente è una donna odiosa, acida, presuntuosa ( insomma alla seconda pagina l’avrei strozzata!) ma con l’evolversi della storia emergono le sue debolezze, le sue riflessioni e i suoi pianti la rendono “umana” e, alla fine non si può che amarla. Attorno a Vittoria ruota il suo mondo familiare, il marito e i figli, anch’essi ben caratterizzati ed in grado di suscitare empatia.

Insomma “Casca il mondo, casca la terra” e’ un romanzo molto coinvolgente e, oserei dire, doloroso. Grazie alla sapiente scrittura di Catena Fiorello ci si ritrova catapultati nell’esistenza e nell’anima della protagonista e inconsciamente ci si pongono i suoi stessi interrogativi sui valori della vita, sull’amore e sulla famiglia. Tuttavia è una lettura molto scorrevole che si divora in pochissimo tempo.

Buona lettura!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Altri generi

Phobia

Avete mai letto un libro che vi inquieta così tanto da sentire i battiti cardiaci che accelerano e l’ansia che sale riga dopo riga?
No? Allora leggete “Phobia” dello scrittore tedesco Wulf Dorn.

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Immaginate di essere sole in casa con vostro figlio di sei anni, fuori il buio della notte e un forte vento. All’improvviso sentite vostro marito rientrare inaspettatamente da un viaggio di lavoro, non lo vedete ma sapete che è lui: riconoscete il rumore della sua auto e lo scalpiccio delle sue scarpe sul pavimento, scendete a salutarlo e…nei suoi vestiti trovate un altro uomo, dal volto sfigurato, che afferma di essere vostro marito e che sa tutto di voi e della vostra famiglia.
Questo è questo quanto succede a Sarah Bridgewater, che farà di tutto per scoprire chi è quell’uomo e per ritrovare suo marito. Ma per fare ciò sarà costretta a compiere un viaggio dentro sé stessa e dentro le sue paure, un viaggio che porterà alla luce le molte oscurità della sua, all’apparenza perfetta, vita familiare.

Ambientato nell’inverno londinese, che con la sua nebbia perenne enfatizza il senso di smarrimento, Phobia è il primo romanzo di Wulf Dorn che leggo e mi è piaciuto davvero molto. E’ una storia ad alto tasso di adrenalina, che tiene il lettore incollato dalla prima all’ultima pagina. Una storia inquietante, che fa leva sulle paure e sulle debolezze più profonde di ognuno di noi: la violazione della propria intimità familiare, l’ansia da prestazione, la paura di ammettere i propri errori.

Quasi perfetto ( ma solo perché la perfezione non esiste!) il personaggio centrale, ovvero l’ “Uomo misterioso”. La sua psicologia ed il suo percorso di vita vengono lentamente svelati in un crescendo di emozioni che, a tratti, induce nel lettore una sorta di empatia, fino ad arrivare ad una comprensione ( ma non giustificazione) del suo agire. Ben delineato anche Mark, il coprotagonista, amico d’ infanzia di Sarah. Uno psichiatra afflitto dal dolore per la perdita della fidanzata, e dal rimorso per non averla potuta salvare, che farà della caccia all’ “Uomo misterioso” l’occasione della sua rinascita. Un po’ deludente la protagonista, Sarah Bridgewater,  che l’autore nelle prime pagine ci presenta come una donna remissiva e paurosa, facilmente impressionabile. Una donna che, nella mente contorta dell’ “Uomo misterioso”  è la “causa” del male che le viene inflitto, e che ci si aspetta che per salvare la vita di suo marito faccia un balzo in avanti e prenda il coraggio a due mani, invece nulla: alla fine del romanzo sembra svanire come un’ombra nella nebbia londinese.

Insomma, come in tutti i gialli che si rispettino, il personaggio vincente e meglio costruito è il “cattivo”, ed è proprio lui che rende Phobia  una storia ai limiti dell’ inverosimile, che si legge tutto d’ un fiato e che a tratti il fiato lo toglie. Un thriller che consiglio agli amanti del genere, a patto che non abbiano paura di restare soli in casa!

 

 

 

 

 

Cibo e cucina

Restaurant Man: Joe Bastianich si racconta

Stanchi dei soliti romanzi a sfondo culinario? Delusi da copertine piene di cupcake e pagine melense con trame decisamente banali? Ho il libro che fa per voi: Restaurant Man: Vita, vino e cibo di un giudice di Masterchef(Best BUR) di Joe Bastianich.

Conosciuto dal grande pubblico come  giudice di Masterchef  belloccio, altezzoso, senza peli sulla lingua nonostante il suo italiano a tratti imperfetto, Joe Bastianich in questo libro racconta le sue origini, e la lunga strada che l’ha portato ad essere al vertice della ristorazione mondiale.

“Restaurant man” è un libro davvero interessante in cui con un linguaggio semplice e a tratti irriverente, Bastianich spiega la matematica della ristorazione “Ecco tutto quello che bisogna sapere se si vuol aprire un ristorante. Il margine di profitto è tre volte il costo di qualsiasi prodotto; su alcuni si guadagna di più, su altri meno. … Specchietti per le allodole cone antipasti e dessert abbattono i costi… Il 30% dell’incasso mensile se ne va per l’acquisto di prodotti alimentari e vino. Un altro 30% è destinato alla manodopera, il 20% a spese varie, incluso l’affitto, e il restante 20% è profitto. L’affitto mensile dovrebbe coincidere con l’incasso lordo della giornata più fiacca. Questo è quanto. La matematica della ristorazione è semplice…” e racconta la storia della sua vita. Nato nel Queens, figlio di ristoratori italiani, cresce tra la cucina e la cantina dei vini; passa le estati scorrazzando con i genitori lungo lo Stivale alla ricerca di sapori e vini autentici. Una breve esperienza a Wall Street dopo il college,  e poi la voglia di tornare alle origini e di far conoscere agli americani il vero cibo italiano. La passione per il vino e per la cucina mediterranea lo porta a fondare un impero composto da ristoranti italiani negli Stati Uniti ed aziende vinicole in Italia, e a diventare un “Restaurant man”: ” Ogni sera metto su uno spettacolo. Il pasto è solo la parte visibile dell’iceberg … La cosa principale è che ogni sera centinaia o addirittura migliaia di persone vengano in una dozzina di ristoranti diversi pensando di sapere cosa aspettarsi, e che io riesca a entusiasmarli e farli uscire non vedendo l’ora di poter tornare.” 

Che dire “Restaurant man” è un libro coinvolgente ed appassionante, che si legge tutto d’un fiato: è la storia di un  figlio d’immigrati a cavallo tra due mondi e due culture, è la storia di un imprenditore di successo che ha fatto conoscere agli americani la vera cucina italiana e ha fatto del binomio “cibo-vino” una filosofia di vita. Ma è anche un vivace affresco della ristorazione Newyorkese degli ultimi trent’anni, e un piccolo manuale che spiega come fare di un ristorante un’attività di successo.

Un’ottima lettura, che consiglio agli amanti del buon cibo e a tutti quelli che sono affascinati dal mondo dell’enogastronomia.

Altri generi

” La verità e altre bugie”

Eccomi con un’altra recensione! Il periodo non è dei migliori: un trasloco in atto, mia figlia che inizia a camminare e mille cose da gestire. Ma io persevero, continuo a leggere ed a scrivere di ciò che leggo.

Oggi vi parlo de “La verità e altre bugie” il romanzo d’esordio di Sascha Arango edito da Marsilio.

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Scrittore di bestseller di fama internazionale, Henry Hayden è un quarantenne elegante e di successo che vive appartato in una splendida villa sul mare. Le donne lo adorano e la vita gli sorride. La sua esistenza così perfetta rischia però di incrinarsi il giorno in cui la sua giovane amante, nonché editor, gli rivela di essere incinta. Un imprevisto che, insieme alla serenità coniugale, rischia di costargli la carriera: ma davvero raccontare tutto alla moglie, la donna paziente e silenziosa al suo fianco da anni, è l’unica possibilità che gli resta? Novello Mr Ripley, l’uomo il cui nome compare su milioni di copertine nelle librerie di tutto il mondo è anche un pericoloso, irriducibile bugiardo con un passato pieno di ombre. Un errore fatale farà però sì che il suo piano di sopravvivenza subisca una brusca virata, costringendolo a escogitare sempre nuove menzogne per coprire le precedenti.”

Dopo la delusione de “La sopravvissuta” avevo voglia di un bel thriller, così dalla lunghissima lista di libri da leggere ho scelto questo. Ad essere sincera, l’ho approcciato con un po’ di quel sano scetticismo che mi suscitano i libri osannati dalla critica e invece, devo ammettere che è proprio un bel libro. Ben scritto, cattura il lettore fin dalle prime pagine grazie anche all’ ambientazione (tempeste e scogliere a picco sul mare hanno sempre un certo fascino) e al ” sempreverde”  triangolo amoroso : lui che non sa come lasciare la moglie, riflessioni e tentennamenti e, alla fine, il delitto passionale. A Sascha Arango va riconosciuto il merito di aver saputo creare una trama insolita attorno a una” storia già vista”, arricchendola con personaggi particolari, accadimenti tragicamente ironici e continui colpi di scena fino al finale inaspettato, direi perfetto.

Henry Hayden cinico, violento e calcolatore o lo si ama o lo si odia. Il suo passato oscuro, e per lo più sconosciuto, viene solo accennato lasciando cosi al lettore la possibilità di immaginare la sua vita precedente ( e, perché no, all’autore la possibilità di scrivere il seguito). La moglie Martha, è la grande presente- assente della storia. Donna remissiva, quasi ascetica,isolata nel suo mondo fatto di parole, sarà invece colei che, insieme a fortunate coincidenze, tesserà la tela del destino di Hayden. La giovane amante Betty, bella e avvenente co-artefice, insieme a Martha, del successo di Hayden. Per quanto il suo sia un ruolo centrale, è un personaggio abbastanza insulso. L’autore ne descrive la bellezza, il carattere altero ma anche la “poca intelligenza”.  Insomma Betty è un personaggio che, se meglio sviluppato, avrebbe potuto dare molto di più alla storia.  E lo stesso vale per il pescatore bosniaco amico di Hayden, personaggio secondario ma d’importanza fondamentale per la risoluzione della vicenda.  

Che dire, quello di Sascha Arango è sicuramente un grande esordio con, ahimè, qualche mancanza ( del tutto perdonabile) che spero non si ripeta in un (spero) prossimo romanzo.

A presto e buona lettura!

 

 

 

 

 

 

Altri generi

La sopravvissuta

La sopravvissuta

Ed ecco che, dopo una serie fortunata di letture, arriva la prima recensione negativa di questo blog. Alla ricerca di un bel thriller mi sono imbattuta ne “La sopravvissuta” di Carla Norton.

 La giovane Reeve sta faticosamente ricostruendo la sua vita, dopo essere stata segregata e abusata per quattro anni da un maniaco. Altre ragazzine sono scomparse e, quando la giovane Tilly viene ritrovata ancora viva chiede l’aiuto di Reeve. Chi meglio di lei può aiutarla ad uscire dall’incubo? Ma soprattutto è possibile uscire dal quel tunnel di paura se l’aguzzino è ancora là fuori?

 Innanzitutto è doveroso dire che il libro è ben scritto, la lettura è scorrevole e la trama ha delle potenzialità ma, purtroppo, non va oltre.

La prima parte è un’ eterna partenza, pagina dopo pagina, ci si aspetta che accada qualcosa e invece nulla. Brevi descrizioni dei personaggi, peraltro nemmeno molto esaustive, e nulla più. L’ autrice avrebbe potuto approfondire il carattere di Reeve e fare emergere i risvolti psicologici delle violenze subite, anziché descrivere solo la sua paura degli uomini con la barba e la sua passione per la cioccolata calda. Un’altra figura appena accennata, e’ il serial killer: contrariamente ad altri libri del genere non viene raccontato il suo passato e nemmeno ciò che l’ ha spinto a rapire e torturare delle ragazzine. Per tutto il libro viene esaltata solo la sua furbizia e la sua impareggiabile competenza informatica.

E ancora, un thriller dovrebbe tenere il lettore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine ma in queste 310 pagine i momenti di suspense sono davvero pochi, per lo più concentrati alla fine e abbastanza scontati.

 Insomma “La sopravvissuta” è un libro che si trascina stanco e che ho terminato con fatica: sicuramente non leggerò il seguito ( ma se vi interessa leggerlo in lingua originale si intitola: “What doesn’t kill her“, la cui uscita in Italia è prevista nei prossimi mesi.

Ora vi saluto, e mi dedico ad una nuova lettura!

Cibo e cucina

Dacci oggi il nostro pane quotidiano.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano: Ricordi, sogni e ricette di una famiglia come tante. La mia. (Best BUR) di Catena Fiorello, è il libro che mi ha tenuto compagnia nei giorni scorsi .

E’ la storia della famiglia Fiorello ( si, proprio quella del celebre showman): un padre finanziere, una madre casalinga, quattro figli e il piccolo universo di amici e parenti che le ruota attorno; sullo sfondo i magnifici paesaggi siciliani.  “La storia di una famiglia che aveva poco ma quel poco è bastato a sentirci persone degne, fiere e consapevoli: autoproclamandosi il più delle volte responsabili del nostro destino”. 

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano” è un libro denso e coinvolgente, che racconta di una famiglia modesta e della lotta quotidiana per far quadrare il bilancio famigliare. E la parte della guerriera in questa lotta la fa la mamma, che ogni giorno in cucina crea nuove ricette, con ingredienti semplici e poveri, e li presenta in tavola come se fossero “piatti da Re”. E’ quindi il cibo a segnare il passo di questo libro in cui tra granite  siciliane, pasta ai ceci, conserve e focacce si snodano le vite dei protagonisti. Ma il pane quotidiano di cui ci parla l’autrice non è solo il cibo , che pur segna ogni occasione importante e ogni giornata in maniera indelebile con le sue consistente i suoi odori e i suoi sapori;  ma tutto quell’universo di principi morali, stranezze e caratteri personali, rapporti umani,  paure e amicizie  che fa di un gruppo di persone una famiglia. Figure centrali del libro sono il padre e la madre: persone oneste, semplici, e umili che  cercano di trasmettere ai figli l’universo di valori che li accompagnerà per tutta la vita. 

Ho letteralmente divorato questo libro, ( anche se in certi momenti avrei voluto davvero divorare le leccornie descritte!) e ho apprezzato la capacità dell’autrice di descrivere in maniera profonda ma semplice il suo universo famigliare. Mi sono in qualche modo ritrovata in queste pagine, anche io  appartengo a una famiglia modesta ed ho molti ricordi della mia infanzia legati al cibo, in particolare: mio papà che, smontato dal turno di notte, si fermava a comperare il pane con le uvette che a me piaceva tanto. Inutile dire che un pane cosi buono non l’ho mai più mangiato. Ho anche apprezzato il ” regalo” che ha fatto ai lettori: inserire, a conclusione del libro, le ricette della madre. Un lungo elenco di piatti semplici, preparati con cibi poveri e di facile reperibilità: melanzane, legumi, pane raffermo, pesce azzurro. Ricette che mi sono annotata e che presto sperimenterò!

 

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