Crea sito
Cibo e cucina

Kitchen confidential: con Anthony Bourdain alla scoperta della ristorazione newyorkese.

Oltre ai libri, ho un’altra grande passione: il cibo. Adoro cucinare e mangiare. Sono quindi una facile vittima dei libri che hanno come sfondo la cucina e le ricette. Molte letture si sono rivelate abbastanza deludenti; molte, ma non Kitchen Confidential (Universale economica)di Anthony Bourdain.wpid-wp-1430745850759.jpg

Scritto nel 2000  era nella mia “Wish list” da non so quanti anni e, finalmente, la scorsa settimana l’ho letto.

È la storia di Anthony Bourdain, celebre cuoco e scrittore statunitense dal passato tempestoso, che in questo libro si racconta e ci racconta la vita di una brigata di cucina. Dalle sue prime esperienze in cucina quando ” non ero che un infelice, viziato,narcisistico, tendenzialmente suicida e sconsiderato giovane tanghero” passando per l’abuso di droga,  lo Chef ci guida alla scoperta della dura e infelice realtà delle cucine dei ristoranti newyorkesi, dispensando consigli “ mai ordinare il pesce di lunedì è l’ avanzo del weekend e, probabilmente, è stato ordinato il giovedì ” e descrivendo in maniera ironica la realtà della ristorazione e le cause dei successi, ma anche degli insuccessi, di molti locali. E, tra i ristoranti di successo c’è sicuramente il suo  Les Halles di New York.

Che dire? Kitchen confidential è uno dei migliori libri che abbia letto in assoluto. Scritto in maniera semplice e diretta, a tratti con un linguaggio un po’ “forte”, che l’ autore assicura essere quello delle cucine in cui si è fatto le ossa, coinvolge il lettore fin dalle prime pagine. Le vivide descrizioni degli odori e dei rumori che regnano nelle grandi cucine, le storie di cuochi e lavapiatti immigrati, le spiegazioni sul funzionamento di una brigata, i consigli su cosa mangiare quando si esce a cena fanno di Kitchen confidential un libro borderline: un po’ romanzo,un po’ biografia, un po’ saggio e un po’ guida culinaria. Una lettura utile per tutti, appassionati di cucina e non, perché non si deve mai dimenticare che “un grammo di salsa nasconde una moltitudine di peccati”. 

 

 

 

 

 

Altri generi

Ultime della notte, il primo romanzo di Petros Markaris

Ultime della notte

Sono stata un pò assente nei giorni scorsi, chiedo venia e vi propongo oggi la recensione di “Ultime della notte dello sceneggiatore greco Petros Markaris. Tempo fa mi ci sono imbattuta per caso, grazie all’ “Offerta lampo” di Amazon e, non avendo mai letto un giallo ambientato ad Atene, mi sono lasciata prendere dalla curiosità e l’ho acquistato.

Atene, anni ‘90. il commissario Kostas Charitos sta per chiudere l’inchiesta sull’omicidio di due immigrati albanesi. Sembra “il solito regolamento di conti” ma la giornalista d’inchiesta Ghianna Karaghiorghi, viene uccisa poco prima di fare clamorose rivelazioni. Cosi le indagini ripartono da zero rivelando un intreccio di ex spie sovietiche, traffici illeciti, corruzione e pressioni del “Quarto potere”. Il finale? A sorpresa.

“Ultime della notte”, edito nel 2001 è il primo di sette gialli che hanno come protagonista il commissario Charitos. Personaggio di grande umanità: una carriera senza infamia e senza lode, un matrimonio ormai stanco, una moglie teledipendente, una figlia lontana da casa. Un uomo che la sera legge il dizionario alla ricerca delle parole giuste per dare voce ai propri pensieri. Insomma, un uomo “normale”, non il classico eroe che si trova nella maggioranza dei libri gialli e questo me l’ha reso simpatico fin dalle prime pagine.

E’ stata una lettura molto piacevole, grazie alla scrittura coinvolgente e dal ritmo incalzante  una sorta di passeggiata nell’Atene degli anni ’90 tra strade di periferia e quartieri popolari, famiglie piccoloborghesi e storie d’immigrazione clandestina.

Oggi ne l'”Offerta lampo” di Amazon, c’è “La lunga estate calda del commissario Charitos” lo scarico subito e prossimamente ve ne parlerò!

Cibo e cucina

I Middlestein

Buongiorno, oggi vi voglio parlare de “I Middlestein”
di Jami Attenberg. 

Mi sono avvicinata a questo libro incuriosita dall’argomento: l’obesità e la dipendenza dal cibo. Non capita spesso di trovare romanzi che trattino un tema cosi delicato e, ad essere sincera, ero molto dubbiosa. Ma i miei dubbi si sono presto dissipati  rivelando una lettura davvero piacevole.

Edie: 150 chili, diabetica, lotta con il cibo da quando era bambina e rischia di morirne.  Richard, il marito, dopo trent’anni di matrimonio ha chiesto il divorzio. Non la ama piu’, dice, perchè troppo dispotica (o forse perchè è troppo grassa? Lui infondo è ancora un bell’uomo…).  I figli, Robin e Benny, ormai adulti,  non capiscono come il padre abbia potuto abbandonare la madre in pericolo di vita. E poi c’è Rachelle, moglie di Benny, salutista integralista, che in tavola serve “soprattutto  verdure, qualche volta crude, qualche volta se erano fortunati, saltate in padella con una goccia d’ olio” e ha come missione quella di  guarire la suocera. Ma Edie non vuole guarire, non vuole smettere di mangiare: le scorribande notturne al frigorifero  e le fughe da casa per saccheggiare il fastfood sono il centro del suo mondo e poco importa se rischia la vita. Ma tra le righe del libro emergono anche le ossessioni e le dipendenze degli altri componenti della famiglia: la forma fisica, un bicchierino di troppo, uno spinello per rilassarsi prima di dormire. Viene allora da chiedersi se sia solo Edie ad avere bisogno d’aiuto.

E’ il primo libro della Attenberg che leggo, e mi e’ piaciuta molto la sua scrittura: asciutta ed essenziale, semplice e a volte ironica ma profonda e mai banale. In poco più di duecento pagine racconta una storia carica di dolore:  senza dare giudizi e soprattutto senza pregiudizi ci porta nell’intimità di una famiglia americana dei giorni nostri  tra carriere fallite, matrimoni in crisi, adolescenti problematici.

Ecco allora che “I Middlestein”è, non solo la storia di una donna e della sua dipendenza, ma anche un ritratto della società contemporanea.

 

 

 

 

 

 

 

 

Viaggi

La città della gioia, e il Paese delle contraddizioni

Oggi vi parlo del libro che mi ha fatto innamorare dell’India: “ La città della gioia” di Dominique Lapierre.

Calcutta anni ’70: Paul Lambert, missionario francese, decide di aprire un dispensario medico per i poveri dello slum. In suo aiuto arriva Max Loeb, giovane medico americano alla ricerca di se stesso. Circondati dalla povertà e dal degrado, impotenti di fronte alla morte e alle malattie, osteggiati dalla mafia locale, i due protagonisti impareranno il vero significato della vita: ringraziare ed essere felici per le piccole cose.

L’esperienza di vita nella bidonville di Calcutta, ha portato Lapierre non solo a scrivere questo romanzo ma anche a fondare, insieme alla moglie, Action pour les enfants des lépreux de Calcutta, alla quale sono destinati i diritti d’autore di questo e di altri suoi libri.

Kolkata

Ho letto “La città della gioia” distesa al sole della Grecia nel 2004 e da allora l’India con i suoi odori, la povertà, la miseria e la serena accettazione del destino, mi è entrata nel cuore. Nel 2010,  quarant’anni dopo l’esperienza narrata da Lapierre, ho messo piede sul suolo indiano ed ho constatato, con amarezza, che poco è cambiato in quel Paese.  Pur non avendo visitato le bidonville, la miseria che ho visto è la stessa descritta nel libro: gli uomini cavallo, la gente che spazza il marciapiede su cui dormirà, gli animali morti ai bordi delle strade, i bambini nudi che giocano nelle fogne a cielo aperto, l’odore di cibo mischiato ad altri non meglio precisati. Ciò che colpisce di questo paese sono anche, e soprattutto, le contraddizioni: gli uomini cavallo che dormono sul loro risciò al ciglio della strada ma che hanno lo smartphone;  ville sontuose il cui accesso è proprio accanto ad un marciapiede maleodorante; giovani laureati, che aspirano ad essere la classe dirigente del futuro, costretti a matrimoni combinati. Insomma l’India è “tutto ed il contrario di tutto” e comprenderla è davvero molto difficile per noi occidentali.

Un buon modo per farlo? Continuare a seguirmi per avere altri suggerimenti di lettura!

Altri generi

La verità sul caso Harry Quebert

New Empshire
New Hampshire

Nutro una certa diffidenza per i “casi editoriali”, quei libri che ti perseguitano per mesi: al supermercato, nelle grandi librerie, pubblicizzati su Internet, linkati su Facebook. Osannati dalla critica, acquistati da chiunque, spesso non sono altro che libri discreti con alle spalle un’ottima campagna pubblicitaria. Per questo motivo ho letto solo ora “ La verità sul caso Harry Quebert” caso editoriale che mi ha “perseguitato” per due lunghi anni.

Aurora, New Hampshire, 30 agosto 1975. Nola,la figlia quindicenne del pastore della città, scompare misteriosamente. Il suo cadavere verrà ritrovato trentacinque anni dopo nel giardino di Harry Quebert, celebre scrittore americano. Tutte le prove sono contro di lui. L’unico a credere nella sua innocenza è l’ex studente, ed amico, Marcus Goldman, che inizia a scavare nel passato degli abitanti di Aurora per trovare il vero colpevole. Ma troverà molto di più: segreti, bugie, storie d’amore proibite, intere esistenze costruite su inganni e malintesi.

La trama, all’apparenza semplice, diventa sempre più complessa man mano che Marcus Goldman conosce gli abitanti di Aurora; inizia cosi un intreccio avvincente di vite, segreti, amori e matrimoni. Con una scrittura vivace e coinvolgente, Joel Dicker ci fa rivivere la provincia americana degli anni ’70: le famiglie che fanno il barbecue in giardino la domenica, le forze di polizia amiche dei bambini, la gente del posto che si ritrova al diner per bere una birra a fine giornata. Ma, nello stesso tempo, ci porta nel mondo dell’editoria  di ieri e di oggi, dove a farla da padrone  sono le vendite e la pubblicità, dove i casi editoriali vengono costruiti a tavolino.

A proposito di “casi editoriali”, mi sono dovuta ricredere: ” La verità sul caso Harry Quebert” è un romanzo straordinario che cattura il lettore dalla prima all’ultima riga, è un libro che vorresti non finisse mai. E l’autore Joel Dicker dev’esserne ben conscio, dato che apre cosi l ultimo capitolo:

“All’incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l’ultima parola,  il lettore deve (…) riguardare la copertina e sorridere con una punta di trsitezza, perchè sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro,Marcus, è un libro che dispiace aver finito.” 

Copyright © 2017 tralerighedelmondo.altervista.org All Rights Reserved.