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Phobia

Avete mai letto un libro che vi inquieta così tanto da sentire i battiti cardiaci che accelerano e l’ansia che sale riga dopo riga?
No? Allora leggete “Phobia” dello scrittore tedesco Wulf Dorn.

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Immaginate di essere sole in casa con vostro figlio di sei anni, fuori il buio della notte e un forte vento. All’improvviso sentite vostro marito rientrare inaspettatamente da un viaggio di lavoro, non lo vedete ma sapete che è lui: riconoscete il rumore della sua auto e lo scalpiccio delle sue scarpe sul pavimento, scendete a salutarlo e…nei suoi vestiti trovate un altro uomo, dal volto sfigurato, che afferma di essere vostro marito e che sa tutto di voi e della vostra famiglia.
Questo è questo quanto succede a Sarah Bridgewater, che farà di tutto per scoprire chi è quell’uomo e per ritrovare suo marito. Ma per fare ciò sarà costretta a compiere un viaggio dentro sé stessa e dentro le sue paure, un viaggio che porterà alla luce le molte oscurità della sua, all’apparenza perfetta, vita familiare.

Ambientato nell’inverno londinese, che con la sua nebbia perenne enfatizza il senso di smarrimento, Phobia è il primo romanzo di Wulf Dorn che leggo e mi è piaciuto davvero molto. E’ una storia ad alto tasso di adrenalina, che tiene il lettore incollato dalla prima all’ultima pagina. Una storia inquietante, che fa leva sulle paure e sulle debolezze più profonde di ognuno di noi: la violazione della propria intimità familiare, l’ansia da prestazione, la paura di ammettere i propri errori.

Quasi perfetto ( ma solo perché la perfezione non esiste!) il personaggio centrale, ovvero l’ “Uomo misterioso”. La sua psicologia ed il suo percorso di vita vengono lentamente svelati in un crescendo di emozioni che, a tratti, induce nel lettore una sorta di empatia, fino ad arrivare ad una comprensione ( ma non giustificazione) del suo agire. Ben delineato anche Mark, il coprotagonista, amico d’ infanzia di Sarah. Uno psichiatra afflitto dal dolore per la perdita della fidanzata, e dal rimorso per non averla potuta salvare, che farà della caccia all’ “Uomo misterioso” l’occasione della sua rinascita. Un po’ deludente la protagonista, Sarah Bridgewater,  che l’autore nelle prime pagine ci presenta come una donna remissiva e paurosa, facilmente impressionabile. Una donna che, nella mente contorta dell’ “Uomo misterioso”  è la “causa” del male che le viene inflitto, e che ci si aspetta che per salvare la vita di suo marito faccia un balzo in avanti e prenda il coraggio a due mani, invece nulla: alla fine del romanzo sembra svanire come un’ombra nella nebbia londinese.

Insomma, come in tutti i gialli che si rispettino, il personaggio vincente e meglio costruito è il “cattivo”, ed è proprio lui che rende Phobia  una storia ai limiti dell’ inverosimile, che si legge tutto d’ un fiato e che a tratti il fiato lo toglie. Un thriller che consiglio agli amanti del genere, a patto che non abbiano paura di restare soli in casa!

 

 

 

 

 

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