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Tag Archives: Romanzo

Cibo e cucina

Un amore di cupcake

Quando il blocco dello scrittore ti prende c’è poco da fare: galleggi in una nebbia di apatia costellata da mille idee…”potrei scrivere questa cosa…ma non oggi”…e le giornate scorrono e tu fissi lo schermo bianco… Questo è quello che mi è successo nei mesi scorsi ( anche se non sono una scrittrice e lungi da me l’idea di paragonarmici!). Ma settembre è arrivato, con il suo carico di buoni propositi, e allora eccomi davanti allo schermo bianco a parlarvi di una delle mie letture estive.

Avevo voglia di una lettura leggera e romantica e, anche se non amo i romanzi rosa, (soprattutto quelli con la copertina verde Tiffany!) ho ceduto a Un amore di cupcake” di Donna Kauffman.

un amore di cupcake

 

“La trentenne Leilani Trusdale non ce la fa più: i ritmi frenetici, le pressioni costanti e il carattere burbero dello chef Baxter Dunne, che ormai preferisce i riflettori degli studi televisivi alla cucina, sono diventati insostenibili. Insomma, è giunto il momento di cambiare vita. Così, dopo oltre quattro anni di duro lavoro e poche soddisfazioni come executive chef del ristorante Gâteau di New York, Leilani decide di tornare nella piccola isola di Sugarberry, dove è nata e cresciuta, per realizzare il suo sogno: aprire una pasticceria, un luogo caldo e magico dove poter creare irresistibili cupcake da decorare nei modi più fantasiosi.  Quando però viene a sapere che Baxter ha intenzione di girare la prossima stagione del suo show proprio a Sugarberry, Leilani inizia ad agitarsi, a innervosirsi, a emozionarsi? perché, nonostante il risentimento che prova verso di lui, in fondo al cuore lei sa che lo scontroso ma affascinante chef è l’ingrediente «segreto» che le manca per essere felice. Proprio come la glassa su un cupcake?”

Che dire? La trama promette bene e le prime cento pagine circa scorrono veloci e divertenti. La protagonista suscita subito simpatia: carina, timida, affettuosa, una ragazza semplice che rincorre il suo sogno. Molto carine le descrizioni del suo laboratorio e delle immense teglie di cupcakes decorati. I personaggi che fanno da contorno alla sua vita sono un pò strampalati ma strappano sorrisi. Insomma, l’inizio non è male ( anche se mi sarei aspettata qualcosa di più), poi però….a Sugarberry arriva Baxter “Era insieme tenero e sensuale, aveva l’eleganza di Cary Grant e il fascino di Hugh Grant” e con questa descrizione il libro ha iniziato a rivelarsi per quello che è… una storiella melensa che fatica a stare in piedi, in cui le paranoie della protagonista, che vorrebbe iniziare una storia con Baxter ma che ha paura di soffrire, (e allora impasta chili di farina e decora decine di cupcakes per sublimare il suo desiderio) accompagnano il lettore fino alla fine del libro. Quasi duecento pagine che  si trascinano lente tra pianti, scenate isteriche, liti tra Baxter e Leilani e improbabili scene d’amore verso la fine. I personaggi secondari diventano sempre più improbabili e si creano situazioni che potrebbero essere comiche, se solo si capisse a che punto ridere. E dei cupacakes?! Nemmeno più l’ombra!

Ok, ok, forse ci sono andata un po’ pesante con il giudizio, ma sono qui per consigliarvi bei libri, libri che vi aprano una porta sul mondo e che lascino qualcosa nel lettore e questo decisamente non fa parte della categoria. E, beninteso, non perché sia un romanzo rosa, ma per la banalità della trama, per la prevedibilità del finale e per lo stile anonimo.

 

Altri generi

Casca il mondo, casca la terra

 

 

Casca il mondo casca la terra

“Due sconosciute davanti a una vetrina di via Condotti. Basta uno sguardo perché un anno intero scorra nella mente di Vittoria. E come a un animale in pericolo, l’istinto le suggerisce un passo che solo una persona tenace come lei può osare. In un attimo ha deciso: la splendida donna che le sta accanto, Laura, anzi, Lalli, come la chiamava suo marito Alberto nei suoi teneri sms, deve diventarle amica.”

Leggendo la trama mi aspettavo una lotta tra due donne, scene di liti furibonde tra marito e moglie,  i pianti isterici di un’amante lasciata e la tristezza di un marito che ritorna dalla moglie, e invece… in questo romanzo Catena Fiorello ci regala uno spaccato dell’alta borghesia romana, in una Roma fatta di attici, colf, carriere sfolgoranti, chirurghi estetici, mogli cornificate e  tanto, tantissimo perbenismo. Ma la storia di Vittoria è anche, e soprattutto, una storia colma di tristezza, di delusioni, di insicurezze, di una vita familiare perduta ( o forse mai esistita) tra una cena di gala e una vacanza a Cortina.

Vittoria ha sempre avuto un unico scopo: emanciparsi dalla sua povera famiglia, lasciare la Puglia, vivere una vita piena di agi e ricchezze. E’ sempre stata tenace e ce l’ha fatta: ha sposato Alberto, principe del foro ed esponente di una famiglia di spicco della Roma-bene, hanno avuto due figli, un matrimonio felice, sono stati per anni i protagonisti indiscussi dell’alta società. Poi, un giorno, tutto cambia: Vittoria scopre il tradimento, vede il suo mondo perfetto messo in pericolo dalla scialba commessa Laura e decide di diventarle amica. Vuole capire dove, come e cosa ha sbagliato. Inizia cosi l’amicizia tra le due donne, un’amicizia che porta Vittoria a compiere un viaggio nell’Inferno dorato della propria esistenza. Giorno dopo giorno acquisisce la consapevolezza di aver vissuto una vita di facciata, ma soprattutto di avere solo interpretato il ruolo di madre e di non esserlo mai stata veramente.

Il personaggio principale è costruito in maniera impeccabile: inizialmente è una donna odiosa, acida, presuntuosa ( insomma alla seconda pagina l’avrei strozzata!) ma con l’evolversi della storia emergono le sue debolezze, le sue riflessioni e i suoi pianti la rendono “umana” e, alla fine non si può che amarla. Attorno a Vittoria ruota il suo mondo familiare, il marito e i figli, anch’essi ben caratterizzati ed in grado di suscitare empatia.

Insomma “Casca il mondo, casca la terra” e’ un romanzo molto coinvolgente e, oserei dire, doloroso. Grazie alla sapiente scrittura di Catena Fiorello ci si ritrova catapultati nell’esistenza e nell’anima della protagonista e inconsciamente ci si pongono i suoi stessi interrogativi sui valori della vita, sull’amore e sulla famiglia. Tuttavia è una lettura molto scorrevole che si divora in pochissimo tempo.

Buona lettura!!!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cibo e cucina

I Middlestein

Buongiorno, oggi vi voglio parlare de “I Middlestein”
di Jami Attenberg. 

Mi sono avvicinata a questo libro incuriosita dall’argomento: l’obesità e la dipendenza dal cibo. Non capita spesso di trovare romanzi che trattino un tema cosi delicato e, ad essere sincera, ero molto dubbiosa. Ma i miei dubbi si sono presto dissipati  rivelando una lettura davvero piacevole.

Edie: 150 chili, diabetica, lotta con il cibo da quando era bambina e rischia di morirne.  Richard, il marito, dopo trent’anni di matrimonio ha chiesto il divorzio. Non la ama piu’, dice, perchè troppo dispotica (o forse perchè è troppo grassa? Lui infondo è ancora un bell’uomo…).  I figli, Robin e Benny, ormai adulti,  non capiscono come il padre abbia potuto abbandonare la madre in pericolo di vita. E poi c’è Rachelle, moglie di Benny, salutista integralista, che in tavola serve “soprattutto  verdure, qualche volta crude, qualche volta se erano fortunati, saltate in padella con una goccia d’ olio” e ha come missione quella di  guarire la suocera. Ma Edie non vuole guarire, non vuole smettere di mangiare: le scorribande notturne al frigorifero  e le fughe da casa per saccheggiare il fastfood sono il centro del suo mondo e poco importa se rischia la vita. Ma tra le righe del libro emergono anche le ossessioni e le dipendenze degli altri componenti della famiglia: la forma fisica, un bicchierino di troppo, uno spinello per rilassarsi prima di dormire. Viene allora da chiedersi se sia solo Edie ad avere bisogno d’aiuto.

E’ il primo libro della Attenberg che leggo, e mi e’ piaciuta molto la sua scrittura: asciutta ed essenziale, semplice e a volte ironica ma profonda e mai banale. In poco più di duecento pagine racconta una storia carica di dolore:  senza dare giudizi e soprattutto senza pregiudizi ci porta nell’intimità di una famiglia americana dei giorni nostri  tra carriere fallite, matrimoni in crisi, adolescenti problematici.

Ecco allora che “I Middlestein”è, non solo la storia di una donna e della sua dipendenza, ma anche un ritratto della società contemporanea.

 

 

 

 

 

 

 

 

Viaggi

La città della gioia, e il Paese delle contraddizioni

Oggi vi parlo del libro che mi ha fatto innamorare dell’India: “ La città della gioia” di Dominique Lapierre.

Calcutta anni ’70: Paul Lambert, missionario francese, decide di aprire un dispensario medico per i poveri dello slum. In suo aiuto arriva Max Loeb, giovane medico americano alla ricerca di se stesso. Circondati dalla povertà e dal degrado, impotenti di fronte alla morte e alle malattie, osteggiati dalla mafia locale, i due protagonisti impareranno il vero significato della vita: ringraziare ed essere felici per le piccole cose.

L’esperienza di vita nella bidonville di Calcutta, ha portato Lapierre non solo a scrivere questo romanzo ma anche a fondare, insieme alla moglie, Action pour les enfants des lépreux de Calcutta, alla quale sono destinati i diritti d’autore di questo e di altri suoi libri.

Kolkata

Ho letto “La città della gioia” distesa al sole della Grecia nel 2004 e da allora l’India con i suoi odori, la povertà, la miseria e la serena accettazione del destino, mi è entrata nel cuore. Nel 2010,  quarant’anni dopo l’esperienza narrata da Lapierre, ho messo piede sul suolo indiano ed ho constatato, con amarezza, che poco è cambiato in quel Paese.  Pur non avendo visitato le bidonville, la miseria che ho visto è la stessa descritta nel libro: gli uomini cavallo, la gente che spazza il marciapiede su cui dormirà, gli animali morti ai bordi delle strade, i bambini nudi che giocano nelle fogne a cielo aperto, l’odore di cibo mischiato ad altri non meglio precisati. Ciò che colpisce di questo paese sono anche, e soprattutto, le contraddizioni: gli uomini cavallo che dormono sul loro risciò al ciglio della strada ma che hanno lo smartphone;  ville sontuose il cui accesso è proprio accanto ad un marciapiede maleodorante; giovani laureati, che aspirano ad essere la classe dirigente del futuro, costretti a matrimoni combinati. Insomma l’India è “tutto ed il contrario di tutto” e comprenderla è davvero molto difficile per noi occidentali.

Un buon modo per farlo? Continuare a seguirmi per avere altri suggerimenti di lettura!

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