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Tag Archives: Thriller

Altri generi

Suburbia Killer

Dopo “Casca il mondo, Casca la terra” avevo bisogno di una storia meno introspettiva, cosi ho consultato la mia infinita “wishlist” ed ho scelto Suburbia Killer dello scrittore statunitense  Harlan Coben. (Sono quindi passata dalle bellezze della “città eterna” ai sobborghi americani, ed è proprio questo il bello della lettura!).

E’ il primo libro di questo autore che leggo e mi ha molto affascinato il titolo che, non so perché, mi fa pensare ad un serial killer.

Suburbia Killer, inizia con una bella descrizione del protagonista Matt Hunter che, ai tempi del college, è rimasto coinvolto in una rissa in cui ha perso la vita un ragazzo. Matt, accusato di omicidio, ha scontato il suo debito con la giustizia e ora la sua vita e’ ricominciata accanto alla bella Olivia, incinta del loro primo figlio. Tutto sembra procedere bene finché Matt inizia a ricevere strani video messaggi, e una serie di indizi indica in lui l’autore di una serie di omicidi… La tensione inizia a salire e resta alta per tutto il libro.

La storia si snoda tra i sobborghi del New Jersey, dove il protagonista è nato e cresciuto, e l’estrema periferia di Las Vegas. La descrizione dei luoghi è breve ma ben fatta: con pochi dettagli l’autore ci trasporta nei quartieri popolari americani e poi ci catapulta in bui e sordidi locali tra spogliarelliste e buttafuori. Nel corso del libro i personaggi si moltiplicano e le loro storie si intrecciano ma, nienete paura, grazie ai numerosi flashback non correte il rischio di perdere il filo della storia!

Insomma Suburbia killer  e’ un bel giallo avvincente e ben scritto, unica nota stonata il finale: troppo melenso per un thriller. Comunque nel complesso una bella lettura, che mi ha fatto conoscere un autore che non avevo mai letto e di cui leggerò anche gli altri numerosi romanzi.

Se siete appassionati del genere potreste portarvelo sotto l’ombrellone!

 

 

 

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Phobia

Avete mai letto un libro che vi inquieta così tanto da sentire i battiti cardiaci che accelerano e l’ansia che sale riga dopo riga?
No? Allora leggete “Phobia” dello scrittore tedesco Wulf Dorn.

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Immaginate di essere sole in casa con vostro figlio di sei anni, fuori il buio della notte e un forte vento. All’improvviso sentite vostro marito rientrare inaspettatamente da un viaggio di lavoro, non lo vedete ma sapete che è lui: riconoscete il rumore della sua auto e lo scalpiccio delle sue scarpe sul pavimento, scendete a salutarlo e…nei suoi vestiti trovate un altro uomo, dal volto sfigurato, che afferma di essere vostro marito e che sa tutto di voi e della vostra famiglia.
Questo è questo quanto succede a Sarah Bridgewater, che farà di tutto per scoprire chi è quell’uomo e per ritrovare suo marito. Ma per fare ciò sarà costretta a compiere un viaggio dentro sé stessa e dentro le sue paure, un viaggio che porterà alla luce le molte oscurità della sua, all’apparenza perfetta, vita familiare.

Ambientato nell’inverno londinese, che con la sua nebbia perenne enfatizza il senso di smarrimento, Phobia è il primo romanzo di Wulf Dorn che leggo e mi è piaciuto davvero molto. E’ una storia ad alto tasso di adrenalina, che tiene il lettore incollato dalla prima all’ultima pagina. Una storia inquietante, che fa leva sulle paure e sulle debolezze più profonde di ognuno di noi: la violazione della propria intimità familiare, l’ansia da prestazione, la paura di ammettere i propri errori.

Quasi perfetto ( ma solo perché la perfezione non esiste!) il personaggio centrale, ovvero l’ “Uomo misterioso”. La sua psicologia ed il suo percorso di vita vengono lentamente svelati in un crescendo di emozioni che, a tratti, induce nel lettore una sorta di empatia, fino ad arrivare ad una comprensione ( ma non giustificazione) del suo agire. Ben delineato anche Mark, il coprotagonista, amico d’ infanzia di Sarah. Uno psichiatra afflitto dal dolore per la perdita della fidanzata, e dal rimorso per non averla potuta salvare, che farà della caccia all’ “Uomo misterioso” l’occasione della sua rinascita. Un po’ deludente la protagonista, Sarah Bridgewater,  che l’autore nelle prime pagine ci presenta come una donna remissiva e paurosa, facilmente impressionabile. Una donna che, nella mente contorta dell’ “Uomo misterioso”  è la “causa” del male che le viene inflitto, e che ci si aspetta che per salvare la vita di suo marito faccia un balzo in avanti e prenda il coraggio a due mani, invece nulla: alla fine del romanzo sembra svanire come un’ombra nella nebbia londinese.

Insomma, come in tutti i gialli che si rispettino, il personaggio vincente e meglio costruito è il “cattivo”, ed è proprio lui che rende Phobia  una storia ai limiti dell’ inverosimile, che si legge tutto d’ un fiato e che a tratti il fiato lo toglie. Un thriller che consiglio agli amanti del genere, a patto che non abbiano paura di restare soli in casa!

 

 

 

 

 

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” La verità e altre bugie”

Eccomi con un’altra recensione! Il periodo non è dei migliori: un trasloco in atto, mia figlia che inizia a camminare e mille cose da gestire. Ma io persevero, continuo a leggere ed a scrivere di ciò che leggo.

Oggi vi parlo de “La verità e altre bugie” il romanzo d’esordio di Sascha Arango edito da Marsilio.

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Scrittore di bestseller di fama internazionale, Henry Hayden è un quarantenne elegante e di successo che vive appartato in una splendida villa sul mare. Le donne lo adorano e la vita gli sorride. La sua esistenza così perfetta rischia però di incrinarsi il giorno in cui la sua giovane amante, nonché editor, gli rivela di essere incinta. Un imprevisto che, insieme alla serenità coniugale, rischia di costargli la carriera: ma davvero raccontare tutto alla moglie, la donna paziente e silenziosa al suo fianco da anni, è l’unica possibilità che gli resta? Novello Mr Ripley, l’uomo il cui nome compare su milioni di copertine nelle librerie di tutto il mondo è anche un pericoloso, irriducibile bugiardo con un passato pieno di ombre. Un errore fatale farà però sì che il suo piano di sopravvivenza subisca una brusca virata, costringendolo a escogitare sempre nuove menzogne per coprire le precedenti.”

Dopo la delusione de “La sopravvissuta” avevo voglia di un bel thriller, così dalla lunghissima lista di libri da leggere ho scelto questo. Ad essere sincera, l’ho approcciato con un po’ di quel sano scetticismo che mi suscitano i libri osannati dalla critica e invece, devo ammettere che è proprio un bel libro. Ben scritto, cattura il lettore fin dalle prime pagine grazie anche all’ ambientazione (tempeste e scogliere a picco sul mare hanno sempre un certo fascino) e al ” sempreverde”  triangolo amoroso : lui che non sa come lasciare la moglie, riflessioni e tentennamenti e, alla fine, il delitto passionale. A Sascha Arango va riconosciuto il merito di aver saputo creare una trama insolita attorno a una” storia già vista”, arricchendola con personaggi particolari, accadimenti tragicamente ironici e continui colpi di scena fino al finale inaspettato, direi perfetto.

Henry Hayden cinico, violento e calcolatore o lo si ama o lo si odia. Il suo passato oscuro, e per lo più sconosciuto, viene solo accennato lasciando cosi al lettore la possibilità di immaginare la sua vita precedente ( e, perché no, all’autore la possibilità di scrivere il seguito). La moglie Martha, è la grande presente- assente della storia. Donna remissiva, quasi ascetica,isolata nel suo mondo fatto di parole, sarà invece colei che, insieme a fortunate coincidenze, tesserà la tela del destino di Hayden. La giovane amante Betty, bella e avvenente co-artefice, insieme a Martha, del successo di Hayden. Per quanto il suo sia un ruolo centrale, è un personaggio abbastanza insulso. L’autore ne descrive la bellezza, il carattere altero ma anche la “poca intelligenza”.  Insomma Betty è un personaggio che, se meglio sviluppato, avrebbe potuto dare molto di più alla storia.  E lo stesso vale per il pescatore bosniaco amico di Hayden, personaggio secondario ma d’importanza fondamentale per la risoluzione della vicenda.  

Che dire, quello di Sascha Arango è sicuramente un grande esordio con, ahimè, qualche mancanza ( del tutto perdonabile) che spero non si ripeta in un (spero) prossimo romanzo.

A presto e buona lettura!

 

 

 

 

 

 

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La sopravvissuta

La sopravvissuta

Ed ecco che, dopo una serie fortunata di letture, arriva la prima recensione negativa di questo blog. Alla ricerca di un bel thriller mi sono imbattuta ne “La sopravvissuta” di Carla Norton.

 La giovane Reeve sta faticosamente ricostruendo la sua vita, dopo essere stata segregata e abusata per quattro anni da un maniaco. Altre ragazzine sono scomparse e, quando la giovane Tilly viene ritrovata ancora viva chiede l’aiuto di Reeve. Chi meglio di lei può aiutarla ad uscire dall’incubo? Ma soprattutto è possibile uscire dal quel tunnel di paura se l’aguzzino è ancora là fuori?

 Innanzitutto è doveroso dire che il libro è ben scritto, la lettura è scorrevole e la trama ha delle potenzialità ma, purtroppo, non va oltre.

La prima parte è un’ eterna partenza, pagina dopo pagina, ci si aspetta che accada qualcosa e invece nulla. Brevi descrizioni dei personaggi, peraltro nemmeno molto esaustive, e nulla più. L’ autrice avrebbe potuto approfondire il carattere di Reeve e fare emergere i risvolti psicologici delle violenze subite, anziché descrivere solo la sua paura degli uomini con la barba e la sua passione per la cioccolata calda. Un’altra figura appena accennata, e’ il serial killer: contrariamente ad altri libri del genere non viene raccontato il suo passato e nemmeno ciò che l’ ha spinto a rapire e torturare delle ragazzine. Per tutto il libro viene esaltata solo la sua furbizia e la sua impareggiabile competenza informatica.

E ancora, un thriller dovrebbe tenere il lettore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine ma in queste 310 pagine i momenti di suspense sono davvero pochi, per lo più concentrati alla fine e abbastanza scontati.

 Insomma “La sopravvissuta” è un libro che si trascina stanco e che ho terminato con fatica: sicuramente non leggerò il seguito ( ma se vi interessa leggerlo in lingua originale si intitola: “What doesn’t kill her“, la cui uscita in Italia è prevista nei prossimi mesi.

Ora vi saluto, e mi dedico ad una nuova lettura!

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Ultime della notte, il primo romanzo di Petros Markaris

Ultime della notte

Sono stata un pò assente nei giorni scorsi, chiedo venia e vi propongo oggi la recensione di “Ultime della notte dello sceneggiatore greco Petros Markaris. Tempo fa mi ci sono imbattuta per caso, grazie all’ “Offerta lampo” di Amazon e, non avendo mai letto un giallo ambientato ad Atene, mi sono lasciata prendere dalla curiosità e l’ho acquistato.

Atene, anni ‘90. il commissario Kostas Charitos sta per chiudere l’inchiesta sull’omicidio di due immigrati albanesi. Sembra “il solito regolamento di conti” ma la giornalista d’inchiesta Ghianna Karaghiorghi, viene uccisa poco prima di fare clamorose rivelazioni. Cosi le indagini ripartono da zero rivelando un intreccio di ex spie sovietiche, traffici illeciti, corruzione e pressioni del “Quarto potere”. Il finale? A sorpresa.

“Ultime della notte”, edito nel 2001 è il primo di sette gialli che hanno come protagonista il commissario Charitos. Personaggio di grande umanità: una carriera senza infamia e senza lode, un matrimonio ormai stanco, una moglie teledipendente, una figlia lontana da casa. Un uomo che la sera legge il dizionario alla ricerca delle parole giuste per dare voce ai propri pensieri. Insomma, un uomo “normale”, non il classico eroe che si trova nella maggioranza dei libri gialli e questo me l’ha reso simpatico fin dalle prime pagine.

E’ stata una lettura molto piacevole, grazie alla scrittura coinvolgente e dal ritmo incalzante  una sorta di passeggiata nell’Atene degli anni ’90 tra strade di periferia e quartieri popolari, famiglie piccoloborghesi e storie d’immigrazione clandestina.

Oggi ne l'”Offerta lampo” di Amazon, c’è “La lunga estate calda del commissario Charitos” lo scarico subito e prossimamente ve ne parlerò!

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La verità sul caso Harry Quebert

New Empshire
New Hampshire

Nutro una certa diffidenza per i “casi editoriali”, quei libri che ti perseguitano per mesi: al supermercato, nelle grandi librerie, pubblicizzati su Internet, linkati su Facebook. Osannati dalla critica, acquistati da chiunque, spesso non sono altro che libri discreti con alle spalle un’ottima campagna pubblicitaria. Per questo motivo ho letto solo ora “ La verità sul caso Harry Quebert” caso editoriale che mi ha “perseguitato” per due lunghi anni.

Aurora, New Hampshire, 30 agosto 1975. Nola,la figlia quindicenne del pastore della città, scompare misteriosamente. Il suo cadavere verrà ritrovato trentacinque anni dopo nel giardino di Harry Quebert, celebre scrittore americano. Tutte le prove sono contro di lui. L’unico a credere nella sua innocenza è l’ex studente, ed amico, Marcus Goldman, che inizia a scavare nel passato degli abitanti di Aurora per trovare il vero colpevole. Ma troverà molto di più: segreti, bugie, storie d’amore proibite, intere esistenze costruite su inganni e malintesi.

La trama, all’apparenza semplice, diventa sempre più complessa man mano che Marcus Goldman conosce gli abitanti di Aurora; inizia cosi un intreccio avvincente di vite, segreti, amori e matrimoni. Con una scrittura vivace e coinvolgente, Joel Dicker ci fa rivivere la provincia americana degli anni ’70: le famiglie che fanno il barbecue in giardino la domenica, le forze di polizia amiche dei bambini, la gente del posto che si ritrova al diner per bere una birra a fine giornata. Ma, nello stesso tempo, ci porta nel mondo dell’editoria  di ieri e di oggi, dove a farla da padrone  sono le vendite e la pubblicità, dove i casi editoriali vengono costruiti a tavolino.

A proposito di “casi editoriali”, mi sono dovuta ricredere: ” La verità sul caso Harry Quebert” è un romanzo straordinario che cattura il lettore dalla prima all’ultima riga, è un libro che vorresti non finisse mai. E l’autore Joel Dicker dev’esserne ben conscio, dato che apre cosi l ultimo capitolo:

“All’incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l’ultima parola,  il lettore deve (…) riguardare la copertina e sorridere con una punta di trsitezza, perchè sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro,Marcus, è un libro che dispiace aver finito.” 

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